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LUSSAZIONE DI GOMITO

Con il termine lussazione di gomito si definisce la perdita dei normali rapporti tra le ossa che costituiscono questa articolazione. Questo quadro patologico viene chiamato anche instabilità semplice, per sottolineare che è presente una perdita della stabilità dovuta esclusivamente a lesioni capsulo-legamentose, mentre le strutture ossee rimangono integre. Si parla invece di Instabilità complessa quando sono coinvolte anche le strutture ossee, ovvero quando è presente una o più fratture.

La stabilità del gomito è mantenuta sia da strutture ossee che legamentose: le prime sono rappresentate dalla coronoide e dall’olecrano; le seconde sono costituite dal legamento collaterale interno e dal legamento collaterale esterno. Queste quattro formazioni anatomiche sono definite stabilizzatori primari del’articolazione.  Altre strutture anatomiche partecipano, con ruolo minore (stabilizzatori secondari), al mantenimento della stabilità del gomito: il capitello radiale, la capsula articolare ed i muscoli (Consultare la sezione Anatomia del Gomito per approfondimenti).

La lussazione di gomito è la seconda in ordine di frequenza dopo la spalla; nella maggior parte dei casi è posteriore, ossia l’ulna si sposta posteriormente rispetto all’omero (Fig.1).

La causa della lussazione è una caduta sul palmo della mano atteggiata a difesa con il gomito leggermente flesso.

Il paziente presenta deformità al gomito, lamenta dolore intenso e non riesce ad eseguire nessun movimento.

Il trattamento in urgenza consiste nella “riduzione” della lussazione (ossia le ossa vengono riportate nella loro normale posizione) dopo aver eseguito un esame radiografico che conferma il sospetto di lussazione ed esclude la presenza di fratture. A differenza di altre articolazioni, è necessario eseguire la riduzione in sala operatoria addormentando il paziente, in quanto l’ortopedico deve controllare la funzione residua dei legamenti con specifiche manovre (test di stabilità) e decidere il trattamento più indicato. Qualora la funzione legamentosa sia parzialmente conservata ed il gomito non tenda a lussarsi nuovamente con il movimento, si utilizzerà un trattamento conservativo, rappresentato da una breve immobilizzazione in gesso (1-2 giorni) seguita dalla applicazione di un tutore articolato (Fig 2), che permette di eseguire precocemente i movimenti di flesso-estensione. Il tutore viene rimosso definitivamente dopo 5-6 settimane.

Qualora la funzione legamentosa sia completamente abolita ed il gomito tenda a lussarsi spontaneamente o con il movimento deve essere eseguito un intervento chirurgico di ricostruzione dei legamenti. L’intervento chirurgico è indicato anche quando la lussazione è irriducibile, ossia quando frammenti cartilaginei o tessuti molli (legamenti, muscoli, tendini…) si posizionano all’interno dell’articolazione, impedendo alle strutture ossee di ritornare nella posizione normale. La riabilitazione nelle lussazioni di gomito viene eseguita dal paziente stesso (fisioterapia autogestita), qualora il paziente sia poco collaborante o dopo un breve periodo di tempo non si evidenzia un buon recupero del movimento, viene affidato al fisioterapista. Con questo tipo di trattamento, i risultati sono buoni od eccellenti nella maggior parte dei casi, con un buon recupero del movimento e della stabilità.

Le complicanze più frequenti sono:

- lesioni vascolari e nervose acute, molto rare ma estremamente gravi.

- la rigidità post-traumatica, ossia la perdita dei normali movimenti del gomito, dovuta nella maggior parte dei casi ad una immobilizzazione troppo prolungata o ad una riabilitazione non corretta. (Fig 3). Le cause più frequenti sono la retrazione della capsula e dei legamenti e le ossificazioni eterotopiche, ossia la formazione di osso nel contesto di muscoli, tendini e legamenti con conseguente riduzione dei movimenti del gomito.

- neuropatia del nervo Ulnare, ossia un irritazione del nervo in corrispondenza del gomito, dovuta a formazione di tessuto cicatriziale. Si manifesta con parestesie (ossia addormentamento e formicolii) a livello dell’anulare e del mignolo della mano.

Queste complicanze possono rendere necessaria l’esecuzione di un intervento chirurgico.

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